Etichettatura tessile, attesa entro l’estate la proposta di revisione del regolamento UE

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È attesa entro l’estate 2026 la proposta legislativa per la revisione del Regolamento europeo sull’etichettatura tessile (n. 1007/2011). Il provvedimento, in fase di definizione a livello comunitario, punta a modificare in modo sostanziale le modalità con cui vengono dichiarate composizione e caratteristiche dei capi, con effetti diretti sull’intero settore moda.

Una revisione legata a eco-design e circolarità

La modifica del regolamento si inserisce nel quadro delle normative europee in discussione su eco-design e circolarità. L’intervento non riguarda solo la digitalizzazione delle etichette, ma anche la struttura della dichiarazione di composizione e la nomenclatura delle fibre.

L’attuale sistema, concentrato quasi esclusivamente sull’indicazione delle fibre, è considerato non più adeguato rispetto all’evoluzione del mercato. Negli ultimi anni si è registrata la diffusione di nuovi materiali e una crescente richiesta di trasparenza ambientale da parte dei consumatori. In questo contesto, l’etichetta fisica ha mostrato limiti operativi e informativi. 

Nuova nomenclatura e indicazioni obbligatorie

Uno degli elementi centrali della revisione riguarda la nomenclatura delle fibre. Oltre all’introduzione di nuovi materiali, è prevista l’integrazione di qualifiche obbligatorie all’interno della composizione.

Secondo le raccomandazioni del Joint Research Centre (JRC) pubblicate a fine 2025, le etichette dovranno indicare se una fibra è vergine, riciclata o bio-based. Questo comporterà un cambiamento concreto nella descrizione dei capi: non sarà più sufficiente indicare la tipologia di fibra, ma anche la sua origine.

Maggiore dettaglio per capi complessi

Le nuove regole prevedono una maggiore precisione per i prodotti multi-componente. Nei capi con fodere, imbottiture o inserti, la composizione dovrà essere specificata per ogni parte in modo più rigoroso.

Il regolamento estenderà l’obbligo di dichiarazione anche a elementi finora esclusi, come componenti in pelle o pelliccia. Questo ampliamento punta a rendere più completa l’informazione disponibile per il consumatore. 

Riduzione delle tolleranze

Un altro aspetto in discussione riguarda le tolleranze ammesse per la presenza di fibre estranee. La Commissione europea sta valutando una riduzione rispetto ai livelli attuali, compresi tra il 2% e il 5%.

L’obiettivo è garantire che i capi dichiarati monomateriale corrispondano effettivamente a questa definizione, facilitando i processi di riciclo e gestione a fine vita.

Etichetta fisica ridotta e QR Code

La revisione prevede anche un cambiamento nella forma dell’etichetta. Il sistema attuale, caratterizzato da testi tradotti in più lingue, verrà sostituito da pittogrammi standardizzati per indicare le fibre.

Questa soluzione permetterà di ridurre le dimensioni delle etichette fisiche. Le informazioni dettagliate saranno accessibili tramite QR Code, collegato a una versione digitale dell’etichetta.

Attraverso il codice, il consumatore potrà consultare dati aggiuntivi, inclusi eventuali certificati che attestano la composizione dichiarata, come nel caso delle certificazioni GRS o OCS. 

Taglie, manutenzione e vendite online

Durante la consultazione pubblica del 2024 sono emerse ulteriori richieste che potrebbero essere integrate nella proposta finale. Tra queste, l’armonizzazione delle informazioni su taglie e manutenzione dei capi.

I simboli di lavaggio e i sistemi di taglia, finora regolati in modo non uniforme, potrebbero diventare obbligatori e standardizzati a livello europeo. La misura mira a ridurre errori negli acquisti online e, di conseguenza, il numero di resi.

Chiarezza sui materiali di origine animale

Un altro tema affrontato riguarda la distinzione tra materiali di origine animale e alternative sintetiche. Il nuovo regolamento potrebbe introdurre obblighi più stringenti per garantire una chiara identificazione di queste componenti nei prodotti tessili.

Tempistiche previste

La proposta legislativa è attesa per giugno 2026. Successivamente si aprirà la fase di negoziazione tra Parlamento europeo e Consiglio.

Secondo le stime, il testo definitivo potrebbe entrare in vigore tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. È previsto un periodo di adattamento per le aziende compreso tra 18 e 24 mesi.

Prossimi sviluppi

L’iter normativo proseguirà con il confronto tra le istituzioni europee. Il settore moda resta in attesa dei dettagli definitivi per valutare l’impatto operativo delle nuove regole su produzione, etichettatura e distribuzione dei capi. 

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